Shoah
"Mi hanno portato via i genitori, l'identità, il fratello e la sorella e i miei averi. C'è qualcosa che vogliono da me. E allora ho pensato alla mia anima. Ho detto: non riusciranno a portarmela via, la mia anima"  Irene

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Shoah - Il Giorno della Memoria



Stralcio del Discorso del 27 Gennaio 2010 di Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica Italiana dal 2006 al 2015.

Oggi, 27 Gennaio, è l'anniversario della liberazione di Auschwitz, che risale a 65 anni fa.
Ciò che è stato non abbia mai più a ripetersi...... ha detto il presidente

La Shoah è "una tragica esperienza carica di insegnamenti e di valori". Così il nostro Presidente ha ricordato al Quirinale il massacro di milioni di ebrei. Questa pagina di storia "é ancora piena di insegnamenti"........ ha proseguito, e rivolgendosi in modo particolare ai giovani presenti all'iniziativa, ha dichiarato....... "Credo che sentire come i ragazzi si siano dedicati allo studio delle persecuzioni naziste, della sofferenza e della resistenza degli ebrei deportati nei campi, dell'epilogo tragico dello sterminio, di queste tragiche esperienze ancora così cariche di insegnamenti e di valori per le nuove generazioni sia motivo di conforto per tutti noi"........ e ha anche fatto riferimento all'attualità e al difficile cammino verso la pace in Medio Oriente. Rivolgendosi poi al presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, ha parlato.......... della condivisione di "ideali comuni come la lotta per la libertà e per il pieno riconoscimento dei diritti dei popoli e in modo specifico del popolo ebraico e dello Stato di Israele a vivere in sicurezza".
"Non chiediamo di meglio che trasmettere il testimone ai giovani a nome dello Stato", ha poi detto, con la voce rotta dall'emozione, rivolgendosi agli studenti presenti nel salone dei Corazzieri del Quirinale, teatro anche della cerimonia di consegna delle medaglie ai cittadini italiani deportati e internati nei lager nazisti.

Cos'è la Shoah

Shoah (in lingua ebraica השואה ), significa “desolazione, catastrofe, disastro”.
Questo termine venne adottato per la prima volta, nel 1938, dalla comunità ebraica in Palestina in riferimento alla "Notte dei cristalli".
La notte tra il 9 e il 10 novembre 1938 venne scatenata una vera e propria caccia all’uomo contro gli ebrei, in cui furono bruciate centinaia di sinagoghe, distrutte gran parte delle loro proprietà e uccise 90 persone: dalla quantità dei vetri rotti rimasti per le strade, quella notte fu chiamata “Notte dei cristalli” (Kristallnacht),  che definisce nella sua interezza il genocidio della popolazione ebraica d’Europa.
Da allora ebbero inizio le deportazioni nei campi anche degli ebrei arrestati nel corso delle azioni punitive.
Proprio da qui ebbe origine la Shoah, la cui legalizzazione si formulò in tre tappe fondamentali:
1935: Leggi di Norimberga  - Che istituzionalizzarono le politiche razziali nella Germania nazista;
1939: Leggi sull’emigrazione forzata degli ebrei dal territorio tedesco verso i ghetti nella Polonia occupata;
1942: Conferenza di Wannsee -Convegno al quale parteciparono 15 alti ufficiali nazisti, per decidere come attuare la "Soluzione finale della questione ebraica" (Endlösung der Judenfrage).
Questi tre eventi furono scanditi da una serie di provvedimenti burocratici che permettevano a qualsiasi uomo ariano di commettere crimini contro un suo simile pur continuando a considerarsi un buon cittadino, e anzi per questo essere ricompensato dallo Stato.

Ciò spiega come la parola Shoah non sarebbe sinonimo di Olocausto, in quanto la seconda si riferisce allo sterminio compiuto dai tedeschi nei confronti di ebrei, omosessuali, comunisti, Rom, testimoni di Geova, dissidenti tedeschi e pentecostali, mentre la prima definisce solamente il genocidio degli ebrei.

Ben sei milioni di ebrei (secondo fonti tedesche), giovani, vecchi, neonati e adulti, furono uccisi dalla violenza nazista.

La Shoah si sviluppò in cinque diverse fasi:
I. La privazione dei diritti civili dei cittadini ebrei;
II. La loro espulsione dai territori della Germania;
III. La creazione di ghetti circondati da filo spinato, muri e guardie armate nei territori conquistati a est dal Terzo Reich, dove gli ebrei furono costretti a vivere separati dalla società e in precarie condizioni sanitarie ed economiche;
IV. I massacri delle Einsatzgruppen (squadre di riservisti incaricate di eliminare ogni oppositore del nazismo nei territori conquistati dell’Ucraina e della Russia) durante le azioni di rastrellamento;
V. La deportazione nei campi di sterminio in Polonia dove, dopo un’immediata selezione, gli ebrei venivano o uccisi subito con il gas o inviati nei campi di lavoro e sfruttati fino all’esaurimento delle forze, per essere poi comunque eliminati.

Il nazismo fece dell’attacco agli ebrei uno dei propri elementi fondanti. Dal momento in cui giunse al potere, si scagliò contro i cittadini ebrei con ogni mezzo di propaganda e con una fitta campagna di leggi. Per convincere anche la pubblica opinione della necessità di questa lotta, furono utilizzate le accuse di deicidio, di inquinamento della razza ariana e di arricchimento mediante lo sfruttamento del lavoro e delle disgrazie economiche altrui.
Gli ebrei, secondo i piani dei gerarchi nazisti, avrebbero dovuto scomparire dalla faccia della terra. Il progetto di Hitler, infatti, era quello di rendere tutto il mondo Judenfrei (libero dagli ebrei).

Dal momento dell’entrata in guerra, la Germania rese sempre più violenta la lotta contro i civili ebrei, iniziandone l’eliminazione fisica.

Con il proseguire del conflitto, più si profilava certa una sconfitta per il Terzo Reich, più si faceva intensa la guerra dei nazisti agli ebrei, come se la loro distruzione totale potesse costituire una vittoria compensatrice.

La furia violenta del nazismo si scagliò però non solo contro gli ebrei, ma anche contro: i tedeschi dissidenti; gli zingari; i Testimoni di Geova; i prigionieri di guerra; i partigiani; gli omosessuali; i portatori di handicap (sterilizzati, in base al Programma Eutanasia); una parte del clero (dopo che papa Pio XI, nell’Enciclica Mit Brennender Sorge, prese aperta posizione contro la Germania hitleriana).

Bisogna però ricordare che, mentre ebrei e zingari furono vittime dello sterminio sistematico di interi gruppi familiari, colpevoli solo di esistere, tutti gli altri vennero perseguitati perché avversari del regime al potere o non adatti al nuovo ideale nazista di “uomo tedesco”. Questa differenza si rispecchiava anche nelle diverse tipologie di campi creati dai nazisti per i propri nemici.

In base a un’indagine compiuta da G. Schwarz, uno dei maggiori studiosi dell’universo concentrazionario, i gerarchi nazisti istituirono più di 10.000 campi sul suolo del Terzo Reich.
Cinquanta erano le categorie in cui venivano suddivisi i lager, in base alle diverse finalità, ma sei in tutto erano i campi di sterminio dove i deportati venivano selezionati e uccisi con il gas, creati solo per ebrei e zingari: sono questi i luoghi della Shoah.

Sin dai primi anni, si può capire come la Germania nazista combatteva due guerre parallele: una contro i nemici esterni, che ebbe inizio il 1° settembre 1939 e sfociò nel dramma della 2^ Guerra Mondiale; l’altra contro gli Ebrei, cittadini inermi, secondo le leggi naziste colpevoli solo di esistere.

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