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"Sardegna, quasi un continente"
Le Sub-Regioni



"Sardegna, quasi un continente", non è solo lo slogan pubblicitario che la Regione Sardegna utilizza per la propria campagna promozionale turistica, ma è un dato di fatto. Chiunque abbia visitato la Sardegna a fondo sa benissimo quante sorprese essa può presentare, quale diversità e ricchezza dei paesaggi, delle tradizioni, delle lingue, delle genti sia presente in Sardegna. Questo era dovuto alla diffusione delle diverse tribù nuragiche nell'isola, che si è tramandato poi  nelle regioni storiche (sub-regioni) nelle quali le popolazioni attuali si riconoscono.
La Sardegna ha il primato fra le regioni italiane per la quantità di sub-regioni, senza considerare le ulteriori suddivisioni (si veda ad esempio la Barbagia che si articola in 4 parti, ciascuna con una denominazione propria)
  • Anglona
Nome di un antica Curatoria (un tempo la Sardegna era divisa in quattro regni o Giudicati: Torres o Logudoro -al quale apparteneva l’Anglona-, Gallura, Arborea e Cagliari., che a loro volta il Giudice aveva diviso in Curatorie per renderne più facile l'amministrazione), è posta al confine tra Logudoro e Gallura, e comprende un piccolo territorio a Nord della Sardegna, affacciato sul Golfo dell'Asinara e caratterizzato da una irregolare struttura ad altipiano, percorso dalle acque del Coghinas.
L’Anglona offre notevoli testimonianze archeologiche-monumentali: dagli importanti e sorprendenti reperti dell’età neolitica, ai resti di qualche castello medievale, alle splendide e isolate chiese romaniche.
Il centro più interessante è quello di Castelsardo; preannunciato da una fuga di sugherete piegate dal vento del mare, si tratta di uno splendido borgo fortificato aggrappato a uno sperone roccioso sul Golfo dell’Asinara. Nelle viuzze della città vecchia, davanti agli usci delle case, le donne intrecciano i famosi cestini. Se l'area moderna del paese si può tralasciare, il borgo antico è un vero e proprio museo a cielo aperto. Ogni angolo, ogni vicolo, ogni scalinata, conservano il fascino di un tempo.
  • Arborea
Nome di uno dei 4 Giudicati, pare derivasse da uno più antico, quello di Arvarè o Arborei, di origine ignota. Oggi si comprende con questa denominazione, la zona collinosa posta a Sud-Est di Oristano, con i centri di Asuni, Usellus, Senis.
  • Barbagia
E' il cuore della Sardegna, un cuore forte e selvaggio, fiero e silenzioso. E' sopratutto terra di pastori, i dignitari discendenti di quei sardi che di fronte all'avanzata delle truppe Romane, scelsero l'esilio fra le montagne a prezzo della loro libertà. I romani li chiamarono Barbari, come facevano con tutti coloro che non accettavano l'imposizione della loro legge, e Barbari o Barbaricini restarono per tutti e per sempre. La subregione ha il suo centro nel massiccio del Genargentu, e i suoi confini settentrionali in comune con le Baronie. Il territorio è suddiviso a sua volta in 4 parti: Barbagia Ollolai (Ollolai, Fonni e Mammoiada), Barbagia Mandrolisai (Sorgono), Barbagia Belvì (Belvì, Aritzo e Gadoni), Barbagia Seulo 
  • Baronia
Le Baronìe (Sa Baronia in sardo) subregione storica della parte nord-orientale della Sardegna, in provincia di Nuoro: i centri più importanti sono Siniscola, nell'Alta Baronia e Orosei, nella Bassa Baronia. Hanno costituito durante il medioevo la parte meridionale del Giudicato di Gallura e sono state suddivise nel periodo aragonese in Baronia di Posada e Baronia di Galtellì e Orosei.
  • Campidano
Suddivviso in:
- Il Campidano di Cagliari è una regione storica della parte sud-orientale della sardegna. Anticamente il territorio apparteneva al Giudicato di Cagliari, ed in particolare alle curatorie di: Cagliari; Decimo; Gippi; Nuraminis. Geograficamente rappresenta la divisione convenzionale più meridionale della pianura del Campidano che ha come suo centro principale Cagliari nonché Quartu Sant'Elena e i comuni immediatamente a nord-ovest del capoluogo sardo. Si affaccia sul mare e comprende la costa orientale del Golfo di Cagliari, fino al paese di Villasimius. L'area è conosciuta per le diverse lagune costiere intorno alle quali si sono sviluppati i principali centri urbani considerando anche il capoluogo Cagliari. I n questi specchi d'acqua vivono stanzialmente i Fenicotteri rosa.
- Il Campidano di Oristano, nella Sardegna occidentale. Il territorio apparteneva anticamente al Giudicato di Arborea, e corrisponde a quello delle curatorie di: Campidano di Milis; Campidano Maggiore (o di Cabras); Campidano di Simaxis; Usellus; Montis; Bonorzuli.
  • Gallura
La Gallura (Gaddùra /ga'ɖːura/ in gallurese, Caddùra in sardo logudorese). Comprende la parte nord-orientale dell'isola, dal fiume Coghinas che la delimita a ovest, passando poi per il massiccio del Limbara, che ne delimita la parte meridionale, fino al massiccio del monte Nieddu a sudest, nel comune di San Teodoro. Il territorio gallurese include anche la rinomata Costa Smeralda in comune di Arzachena, sulla costa orientale.
Centri principali: Olbia, Tempio Pausania, Arzachena, La Maddalena.
Il significato del toponimo "Gallura", che appare nelle prime testimonianze scritte con la forma di "Gallul" e "Gallula", potrebbe essere collegato con il termine ebraico galil o con il fenicio gallal, "paese d'altura", ipotesi che pare confermata dalla natura prevalentemente montuosa (monte Puntaccia, monte Abbalata) del territorio gallurese, specie se paragonata a quella pianeggiante o collinare del confinante Logudoro. Ricca di roccia granitica levigata dal vento, dalla pioggia e dal mare, specie sulle coste, sculture naturali di forme bizzarre come quella dell'Orso nei pressi di Palau, conferiscono alla Gallura un aspetto assai originale, molto simile a quello del sud della Corsica e che lascia spazio solo verso nord a fertili pianure. La vegetazione spontanea della costa è formata da macchia mediterranea (lentischio, cisto, corbezzolo, mirto ecc.). L'interno, invece, ha un aspetto differente, più riparato dai venti è caratterizzato da imponenti affioramenti granitici e boschi di querce e sughere la cui lavorazione costituisce una delle principali attività produttive. La Gallura storica comprende 21 comuni di cui 20 in provincia di Olbia-Tempio e 1 in provincia di Sassari: Olbia, Tempio Pausania, Arzachena, La Maddalena, Calangianus, Luras, Aggius, Bortigiadas, Santa Teresa Gallura, Luogosanto, Palau, Aglientu, Trinità d'Agultu e Vignola, Telti, Golfo Aranci, Badesi, Viddalba (SS), Sant'Antonio di Gallura, Loiri Porto San Paolo, San Teodoro e Budoni.
  • Goceano
Il Goceano (Sa Costèra in sardo), regione storica della Sardegna centro-settentrionale con un territorio stimato in 480 km² e una popolazione di ca. 13.000 abitanti. Il Goceano comprende il tratto del bacino superiore del fiume Tirso di fronte al quale si affaccia la catena montuosa che porta il nome della regione stessa, comprendente i rilievi montuosi monte Rasu (1259 m) e punta Masiennera (1157 m). Risorse della popolazione sono la cerealicoltura, praticata nel fondovalle, la pastorizia e lo sfruttamento forestale. I centri principali sono Bono, Benetutti e Bultei. Anela risulta essere il borgo più antico della zona. Gli altri paesi della regione sono Nule, Esporlatu, Illorai, Burgos e Bottidda. Fino al 1969 era attraversata dalla pittoresca ferrovia a scartamento ridotto Chilivani-Tirso: ancora oggi esistono gli edifici delle stazioni abbandonate, tra cui quella di Burgos-Esporlatu.
  • Logudoro
Il Logudoro (Logudòro in sardo, Logudoru in sassarese, Logudor in algherese) è un vasto territorio della Sardegna centro settentrionale, che dovrebbe corrispondere al quello che, nel Medioevo, costituiva il Giudicato di Torres. L'etimologia, anche se incerta, deriverebbe dalla contrazione del Giudicato di Torres (Logu de Torres) diventando Logu de Tore(s) > Logu de dore > Logudore > Logudoro.
Formata prevalentemente da terreni vulcanici, è la zona più fertile dell'isola. Per questo motivo, fin dal tempo delle civiltà preistoriche fu scelta per viverci, come testimonia la presenza massiccia dei nuraghi, i tipici monumenti megalitici dell'isola.
  • Mandrolisai
Anticamente fu una curatoria del Giudicato di Arborea. Vi fanno parte i comuni di Atzara, Desulo, Sorgono, Ortueri, Tonara e Samugheo. È detta anche Barbagia d'Olisay, o Mandr-e-Olisay, dal nome del suo luogo principale. Nel 1338 erano ancora popolati i punti nominati Azzàra, Leonissa, Ortuèri, Sòlgone, Spasulè, Samughèo.
  • Marghine
Il Màrghine è una subregione della Sardegna centro-occidentale con popolazione di 23.127 abitanti, il cui centro principale è Macomer con 10.800. Si estende a nord dall'altopiano di Abbasanta e ricade per intero nella provincia di Nuoro; è attraversato in senso longitudinale dalla catena montuosa omonima. Tra le cime più alte si distinguono il Monte Santu Padre (1.030 metri), Punta Iammeddari (1.118 metri) e infine la più alta Punta Palai, che si eleva a quota 1.200 metri s.l.m. I centri urbani che si trovano nella subregione sono Birori, Bolotana, Borore, Bortigali, Dualchi, Lei, Macomer, Noragugume e Silanus. Lungo le pendici meridionali della catena montuosa corre la Strada statale 129 Trasversale Sarda, che unisce tra loro i centri abitati di Bortigali, Silanus e Lei; poco distante dall'asse viario si trova Bolotana. Verso nord-ovest si estende l'altopiano di Campeda, posto ad un'altitudine media di 650 metri, ed attraversato dalla Strada statale 131 Carlo Felice. In questa zona si trova Mulargia, piccolo centro frazione di Bortigali, la cui attività economica prevalente ha carattere agro-pastorale. È inoltre il paese più alto del Marghine, posto ad un'altitudine di 700 metri. Nella parte nord-orientale si estende Foresta Burgos, gestita dall'Ente Foreste della Sardegna. Nella zona si trovano numerosi nuraghi, alcuni dei quali sono nuraghe Orolo, nuraghe Ponte, nuraghe Santa Barbara, nuraghe Santa Sabina, nuraghe Orolio e nuraghe Corbos.
  • Marmilla
Posta nella parte centro-meridionale della regione. È delimitata a est e a sud dal Campidano, a nord-ovest dal Monte Arci, a nord dalla Giara di Gesturi e dalla Giara di Serri, a est dal Flumini Mannu.
Il nome Marmilla proviene dalle vaste colline tondeggianti, somiglianti verosimilmente a mammelle (vedi Castello di Marmilla a Las Plassas). Altra ipotesi è quella secondo la quale vista la presenza di molte paludi nella zona, il paesaggio poteva apparire punteggiato da "mille mari".
Il territorio della Marmilla risale al miocene e quindi può essere considerato geologicamente recente rispetto al resto della Sardegna. Il paesaggio è prevalentemente collinare e comprende la Giara di Gesturi, la Giara di Siddi, la Giara di Serri, l'altopiano di Genoni ed il bacino del Rio Mannu d'Isili.
Le attività principali della zona sono l'agricoltura ed il turismo. Le coltivazioni sono prevalentemente di cereali, ma è diffusa anche la coltivazione delle fave. Storia
  • Meilogu
Può essere considerata una sub-sub-regione del Logudoro. Il nome significa "luogo di mezzo": infatti si trovava esattamente al centro del Giudicato di Torres. In questo territorio si trova la cosiddetta Valle dei Nuraghi dove spicca l'importante zona archeologica del Nuraghe Santu Antine, chiamato la reggia nuragica per la sua imponenza e per la sua eleganza. Il territorio del Meilogu è prevalentemente vulcanico e i colli conici ne rendono l'aspetto singolare nel contesto di terra geologicamente antica, tanto che gli viene attribuito l'appellativo di Alvernia sarda. I suoi suoli sono per questo tra i più fertili dell'isola. Le principali vette sono il monte Santu, il monte Pelau e il monte Traessu, tutti vulcani spenti di altezza poco superiore ai 700 metri.
  • Montiferru
è una subregione della Sardegna centro-occidentale, che prende il nome dal massiccio di origine vulcanica omonimo. La massima elevazione è data dal Monte Urtigu (1050 m.s.l.m.).
Il Montiferru fu uno dei fulcri dell'attività vulcanica della placca sardo-corsa, con un'attività che, intervallata da un non trascurabile periodo di acquiescenza, fu più intensa nel Pliocene, tra 5 e 1,5 milioni di anni fa. Le successive glaciazioni hanno contribuito all'erosione che ha modellato la montagna nella forma attuale con le tipiche cime a forma conica e le valli a raggiera che si dipartono dalle zone più elevate.
Il nome "Montiferru" deriva proprio dalla presenza di una miniera di ferro nel territorio del massiccio, segno dell'operosità nella ricerca delle risorse, che però non sempre sono state utilizzate oculatamente. Il disboscamento di lontana memoria dovuto alla necessità di spazi per il pascolo e l'agricoltura è stato poi seguito da quello più recente dei primi decenni dell'Ottocento per le politiche di sfruttamento intraprese dai Savoia per la fabbricazione di traversine per le ferrovie piemontesi. Ancora oggi la caccia è una delle principali minacce per l'equilibrio ambientale di un'area quasi unica[senza fonte]. Altra enorme minaccia è rappresentata dagli incendi boschivi, causa quasi esclusivamente dell'azione umana, che spesso colpiscono la zona privando l'area di ettari di macchia e anche di bosco. A parte queste eccezioni, gli abitanti della zona hanno sempre utilizzato le risorse nel rispetto della natura, ma ancora molto può essere fatto per contribuire al mantenimento e ancora di più alla valorizzazione, ai fini non solo turistici, dell'ambiente. Della presenza umana fin dai tempi più antichi restano numerose tracce, dagli splendidi nuraghes alle tombe dei giganti, alle domus de janas; dell'epoca punica e romana, con i resti di città e terme; del periodo medioevale, con le chiese romaniche e i castelli, fino ai segni di quella che forse è stata una delle caratteristiche peculiari del Montiferru: la civiltà agro-industriale, che sfruttando l'energia dei corsi d'acqua portò alla costruzione di mulini e gualchiere. Il Montiferru è caratterizzato dalla presenza di cospicue riserve idriche, sia superficiali che sotterranee. I motivi di tale abbondanza sono legati alla posizione del massiccio e alla sua conformazione geologica. L'area viene infatti colpita dai venti umidi provenienti dal mare, in particolare dal Maestrale, che giunge frontalmente dalla valle del Rodano, nella Francia meridionale, caricandosi di umidità nel suo tragitto sopra il mare. Queste condizioni determinano nella zona forti precipitazioni, tanto che alla quota sommitale del monte Urtigu la piovosità media annua supera i 1100 mm, agli appena 450 metri di Cuglieri supera gli 800 mm e a Tresnuraghes si mantiene attorno ai 700 mm annui. Ogni inverno sono abbastanza frequenti le nevicate, con il manto nevoso che però riesce a mantenersi qualche giorno solo nelle cime più elevate. Sono inoltre abbondanti le cosiddette "precipitazioni occulte", legate a fenomeni di condensazione notturna, che incrementano notevolmente la quantità di acqua disponibile. L'abbondanza delle sorgenti, e quindi il mantenimento dell'acqua anche nella stagione più secca, è invece direttamente legata alla costituzione geologica della montagna, costituita quasi esclusivamente di rocce vulcaniche che sono tanto più permeabili a seconda della presenza o meno di fessurazioni e dall'ampiezza delle stesse, andando ad alimentare i solitamente piuttosto grandi bacini sotterranei, falde acquifere che danno origine a sorgenti tra le quali si evidenziano le sorgenti di Sant'Antioco, vicine a Scano Montiferro, tra le più grandi della Sardegna, con una portata d'acqua che, in inverno e in primavera, raggiunge i 200 litri al secondo.
  • Nurra
Antica curatoria compresa nel Giudicato di Torres, era ricca di saline e miniere d'argento. Fin dal XII secolo è appartenuta al ramo di Branca della famiglia dei Doria che all'estinzione della famiglia giudicale se ne impossessarono del tutto includendola nel loro piccolo stato fino alla guerra che coinvolse Genova e Aragona che mise a dura prova la Sardegna Nord Occidentale. Nel 1347 già molti villaggi si erano spopolati. Quelli rimasti invece soffrirono della guerra tra gli aragonese e il Giudicato d'Arborea. Nel 1391 Brancaleone Doria invase ancora una volta il territorio. Nel 1427 il comune di Sassari venne formalmente investito dei poteri feudali sulla zona che però risentiva ancora di possibili sbarchi dai corsari nord-africani sulla coste dell'Asinara. Oggi compresa tra i territori di Alghero, Porto Torres, Stintino e da frazioni di Sassari, la Nurra era in periodo giudicale densamente popolata con numerosi insediamenti e villaggi: La Nurra (nome forse derivato da Nure) è una sub-regione storica nonché area agricola pianeggiante del nord-ovest della Sardegna, situata nel quadrilatero compreso fra Alghero, Sassari, Porto Torres e Stintino, tra il golfo dell'Asinara a nord-est, il mar di Sardegna ad ovest, dal Riu Mannu a est e dai rilievi del Logudoro a sud-est. È interamente inclusa nella provincia di Sassari. Ha dato il nome all'omonimo consorzio di bonifica che si è occupò di riqualificare i territori, così come è stato fatto in epoca fascista per favorire la creazione di Fertilia. il suo territorio è stato suddiviso in 2 dagli ambiti di paesaggio presenti nella fase costiera (che hanno come obiettivo la tutela del territorio e delle sue biodiversità) del piano paesaggistico regionale della regione Sardegna: La parte sud cioè dalla torre di Poglina fino alla torre di porto Ferro è stata racchiusa nell'ambito 13 denominato Alghero, mentre da porto Ferro fino all'isola dell'Asinara è stata racchiusa nell'ambito 14 che prende il nome di golfo dell'Asinara. Nel periodo estivo è facile imbattersi in varie coltivazioni cerealicole ed è particolarmente estesa nella zona della Nurra di Alghero la cintura olivetata che la racchiude. Sempre nel sud della pianura è rinomata la coltivazione della vite tant'è che ad Alghero sono presenti 2 aziende private piuttosto rinomate anche oltre i confini regionali. Il paesaggio della Nurra oggi appare, generalmente, spoglio, costituito in gran parte da estesi pascoli, da macchia mediterranea e gariga, delle grandi foreste che la ricoprivano, sino all'Ottocento, quando la regione fu stravolta da un grave incendio, rimangono solo sparuti residui di foreste a galleria, lungo le valli. Nella Nurra sono presenti importanti testimonianze dell'antica industria mineraria sarda, i villaggi e le miniere dell'Argentiera e Canaglia, sono parte integrante del Parco geominerario storico ed ambientale della Sardegna.
  • Ogliastra
L'Ogliastra (Ollastra o Ozzastra in sardo) è una regione storico-geografica situata nella Sardegna centro-orientale (conosciuta in passato anche come Barbagia Trigònia). Antico Giudicato dell'Ogliastra che prese forma nella regione, chiamata storicamente anche Agugliastra, ma ebbe vita breve perché venne assorbito dal Giudicato di Cagliari. Successivamente la regione entrò a far parte del Giudicato di Gallura; questo fu un periodo di sviluppo economico, che continuò anche quando i pisani all'inizio del XIV secolo imposero il loro dominio: durante la dominazione Pisana per breve tempo venne ripristinato anche il Giudicato. Nel 1323 i pisani dovettero arrendersi alle truppe aragonesi e ufficialmente nel 1326 Pisa, firmando il trattato di pace, cedette i suoi domini a Giacomo II d'Aragona. L'amministrazione feudale venne affidata alla casata dei Carroz, prima con il titolo di Conte e poi con quello di Marchese. Le origini dell'Ogliastra vanno ricercate nelle tracce dei primi insediamenti umani che risalgono probabilmente al Neolitico. All'epoca, erano principalmente le coste ad essere abitate fino a quando le incursioni piratesche, sempre più frequenti, costrinsero i primi abitanti a spostarsi verso l'entroterra e a dare, così, origine ai primi paesi montani, dove si iniziò a praticare l'agricoltura e la pastorizia.
  • Parteola
Il Parteòlla è una regione storica della Sardegna sud-orientale. Il territorio corrisponde a quello della curatoria di Dolia del Giudicato di Cagliari. Il nome Parteolla deriva dal fatto che la Curatoria (o partes) di Dolia era detta anche parte Olla. Situata nel Basso Campidano, ha come capoluogo Dolianova e anticamente è stata anche sede della diocesi.
  • Planargia
La Planargia (Pianàlza in sardo), è una sub-regione della Sardegna nord-centro-occidentale compresa tra la bassa valle del fiume Temo e il versante settentrionale del Montiferru, all'interno della Provincia di Oristano e in piccola parte nella Provincia di Nuoro. La Planargia, che deve il suo nome all'andamento sostanzialmente altopianeggiante del territorio, trovandosi a nord-ovest del massiccio del Montiferru, può considerarsi a sua volta una sub-regione del Logudoro. Il centro abitato principale è Bosa, una delle sette città regie della Sardegna. Nella Planargia si parla la variante dialettale sarda più prossima al cosiddetto Logudorese letterario (insieme al distretto di Bonorva a nord-est). Tuttavia, trovandosi geograficamente appena più vicina ad Oristano che a Sassari, è amministrativamente separata dalle altre sub-regioni del Logudoro.
  • Quirra
Quirra o Salto di Quirra è una regione storica sarda situata nella Sardegna centro-orientale. Nel 1327 venne istituita da Don Alfonso d'Aragona la Contea di Quirra (diventerà Marchesato). Il Marchesato comprendeva i seguenti feudi: Encontrada de Sarrubus, Baronia de San Miguel, Baronia de Monreal, Encontrada de Marmila Judicate de Ollastre. Quest'ultimo comprendeva il castello di Lotzorai e i villaggi di Tortolì, Arbatax, Lotzorai, Girasole, Lanusei, Elini, Arzana, Tertenia, Ilbono, Ulassai, Osini, Gairo, Jerzu, Perdasdefogu e Villaputzu La Contea è legata alle sorti delle famiglie Carroz e Centelles.
Dal 1956 è attivo il Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze, che svolge tuttora attività militari missilistiche e di collaudo.
Il Poligono è al centro di un'inchiesta della Procura di Lanusei legata alla cosiddetta Sindrome di Quirra[1], una serie di morti sospette e casi di tumore di militari e pastori, nonché malformazioni di animali allevati nella zona, seguiti dal ritrovamento di una quantità di uranio nell'area del poligono.
  • Romangia
La Romangia era un'antica curatoria del Giudicato di Torres. Il suo territorio era composto oltre che dai paesi soprannominati anche da antichi villaggi oggi non più esistenti e i cui territori fanno oggi parte dei comuni Sassari, Sorso, e Sennori che sono: Otheri, Gennor, Uruspe, Gerito, Taniga, Settepalme, Erti, Plaiano, Querqui, Domusnovas (da non confondere con il centro del Sud Sardegna), Soranna, Cleu e Tavera. Alcuni di questi toponimi sono oggi ancora vivi, specie nelle zone che sono state inglobate dai tre centri che oggi costituiscono la Romangia e in alcuni cognomi molto diffusi come Cherchi (derivante da Querqui) e Tavera.
Il nome Romangia è verosimilmente una derivazione di origine romana. Era infatti consuetudine dei romani definire i territori conquistati Romània di contro quelli in cui non riuscivano ad entrare Barbària (da cui Barbagia). La zona del sassarese specie quella che si sviluppa dall'antica Turris Lybissonis è molto ricca di resti risalenti a questo periodo e zone come Sorso e specialmente Sennori non fanno eccezione.
  • Sarrabus
Il Sarrabus-Gerrei è una sub-regione della Sardegna sud-orientale. Anticamente il territorio apparteneva al Giudicato di Cagliari e alle curatorie di Sarrabus, Colostrai e Gerrei. - Oggi per Sarrabus si intende solitamente la zona geografica situata nella parte orientale della regione che corrisponde alle antiche curatorie di Sarrabus e Colostrai. Il territorio del Sarrabus confina a nord con il Salto di Quirra e il Massiccio del Cardiga, a ovest con il Gerrei, a est con il Mar Tirreno a sud con il Massiccio dei Sette Fratelli, il Monte Arbu, il Monte Minniminni e Capo Carbonara.
I Comuni del territorio del Sarrabus sono: Burcei, Castiadas, Muravera, San Vito, Villaputzu e Villasimius.
Rispetto alla vastità del territorio, la zona è poco popolata, con una densità di molto inferiore a quella nazionale (25 abitanti/km²). Caratteristica peculiare della zona è la grande varietà di caratteri geo-morfologici: da punte come il Massiccio dei Sette Fratelli (1.023 m) o a quella del Cardiga (676 m), si arriva rapidamente, attraverso valli boschive (baccus), a quote al livello del mare o con scarpate scoscese o con spiagge, stagni, piccole pianure alluvionali. Le aree pianeggianti costiere sono dovute alla deposizione di materiale di origine alluvionale; qui si incontrano anche numerosi stagni di varia grandezza tra i quali il più importante è quello di Colostrai. L'intera area, originatasi durante Paleozoico è geologicamente molto antica. Il Flumendosa è il fiume principale ed attraversa il Sarrabus da nord-ovest verso sud-est, con la sua valle, prima stretta e incassata tra i monti, poi distesa in una fertile pianura alluvionale (Sa Forada).

- Il territorio del Gerrei corrisponde al medio corso del Flumendosa e dei suoi affluenti di destra ed è caratterizzato da una serie di altopiani e di colline.
L'ecosistema di riferimento è la macchia mediterranea nella quale si sviluppano diverse sorgenti e boschi di sughere, lecci e olivi. La zona abbonda di selvaggina (pernici, beccacce e cinghiali).
I comuni del territorio sono: Armungia, Ballao, Escalaplano, Goni, San Nicolò Gerrei, Silius, Villasalto.
Nel territorio sono anche compresi siti archeologici come domus de janas e complessi megalatici.
  • Sassarese
Il Sassarese o Turritano è una sub-regione della Sardegna nord-occidentale. Comprende la città di Sassari, capoluogo di provincia. Gli altri centri più importanti sono Porto Torres e Ittiri.
  • Sulcis-Iglesiente
Il Sulcis-Iglesiente è una regione storica della Sardegna sud-occidentale comprendente, come suggerisce il nome stesso, il territorio del Sulcis e dell'Iglesiente. Anticamente il territorio apparteneva al Giudicato di Cagliari, ed in particolare alle curatorie di Cixerri, Sulcis e Nora. La subregione. che comprende anche le isole di Sant'Antioco e San Pietro, è conosciuta soprattutto per l'attività estrattiva di molti minerali nel territorio di Iglesias e per quella riguardante l'estrazione del carbone nel Sulcis, delle cui numerose miniere carbonifere oggi è operativa solo quella di Nuraxi Figus, frazione del comune di Gonnesa.

- Il Sulcis (Maurreddìa in sardo) è un territorio della Sardegna che si estende nella porzione sudoccidentale dell'isola, parte integrante della regione storico-geografica del Sulcis-Iglesiente. Prende il nome dall'antica città punica di Sulki o Sulci, oggi Sant'Antioco. Tracce dell'utilizzo del nome Sulcis come denominazione della regione si riscontrano nel Medioevo, quando la parte sud occidentale del Giudicato di Cagliari costituiva la Curatoria del Sulcis, a cui appartenevano i territori ricompresi a sud della valle del Cixerri e dell'omonima curatoria.
Il Sulcis propriamente detto corrisponde al versante sudoccidentale dei Monti del Sulcis e alla piana sottostante fino alla costa sudoccidentale che si affaccia sul Canale di Sardegna, da capo Altano, o capo Giordano, fino al Golfo di Palmas e da qui continua verso il Capo Teulada. Per affinità politiche-geografiche è considerato parte del territorio sulcitano l'arcipelago del Sulcis, con le isole di San Pietro e di Sant'Antioco.
Dal punto di vista geografico e geomorfologico, il Sulcis ha una forte caratterizzazione in quanto quasi completamente delimitato dal mare e dall'omonimo massiccio montuoso, che lo isolano dal resto della regione. L'unica via naturale di collegamento è dislocata nella parte orientale del confine settentrionale: il confine è definito fisicamente da uno spartiacque di media altitudine, ma dalla morfologia aspra, che separa il Sulcis dall'Iglesiente ed è interrotto da una stretta fascia di depositi alluvionali che collega il territorio di Carbonia a quello di Villamassargia.
A ovest, la morfologia del territorio è caratterizzata da piane alluvionali del Pleistocene che si estendono lungo tutta la fascia costiera, da Porto Pino (Sant'Anna Arresi) fino a Carbonia e Portoscuso, e si alternano a dolci rilievi collinari. Questo sistema di pianure costiere si inoltra a est, nei territori di Tratalias, Giba e Santadi, e a nordest, nei territori di Perdaxius e Narcao, alternandosi con rilievi collinari di bassa o media altitudine, più o meno impervi, e con i depositi alluvionali della Formazione del Cixerri (Oligocene). A nord e a est, la morfologia è definita dai rilievi del basamento paleozoico, che trasformano bruscamente il paesaggio da pianeggiante-collinare a impervio e montuoso.
Del Sulcis fanno geograficamente parte le due isole di San Pietro e di Sant'Antioco, quest'ultima unita alla terraferma fin dall'antichità per mezzo di un istmo artificiale.
Di particolare importanza è il sistema di stagni costieri che si estende lungo tutta la costa del Golfo di Palmas, che per secoli ha contribuito a rendere malsane e poco ospitali le pianure costiere del Sulcis.
Il Sulcis viene suddiviso in due zone: la parte settentrionale, più popolata e meno vasta denominata Alto Sulcis (costituito dall'omonimo bacino carbonifero e dall'arcipelago sulcitano con le isole di Sant'Antioco e di San Pietro); e la parte meridionale, meno abitata con un territorio un po' più grande definita come Basso Sulcis. L'Alto Sulcis ha come centro territoriale la città di Carbonia e comprendende i seguenti 8 comuni: Calasetta, Carbonia, Carloforte, Narcao, Perdaxius, Portoscuso, San Giovanni Suergiu e Sant'Antioco.
Il Basso Sulcis non ha un centro territoriale vero e proprio e comprende i seguenti 10 comuni: Domus de Maria, Giba, Masainas, Nuxis, Piscinas, Santadi, Sant'Anna Arresi, Tratalias, Villaperuccio e Teulada.

- Il territorio oggi denominato "Iglesiente" era già abitato nel periodo prenuragico e nuragico. Lo sfruttamento delle miniere ebbe inizio già in epoca antica come testimoniato dalle fonti romane che ubicano in questa zona una città chiamata "Metalla". A questo periodo risale l'edificazione del Tempio di Antas, presso Fluminimaggiore, dedicato al culto del Sardus Pater. Il periodo medioevale è forse il più importante nella storia dell'Iglesiente, risale infatti a questa fase storica la fondazione, ad opera dei Pisani, della città capoluogo ovvero "Villa di Chiesa" (attuale Iglesias), che ben presto, grazie alle vicine risorse minerarie, divenne una delle più importanti città dell'isola. Conquistata dagli aragonesi, la città venne rinominata "Iglesias" e assunse il titolo d i città regia. A partire dal 1720 l'Iglesiente passa assieme all'intera isola sotto il dominio dei Savoia. In questo secolo vennero rifondati i paesi di Fluminimaggiore e Gonnesa. Durante la seconda metà dell'Ottocento riprese a gran ritmo l'attività mineraria che portò alla fondazione delle miniere di Monteponi, Ingurtosu, Montevecchio e dei borghi minerari di Buggerru, Nebida, San Benedetto e Gennas Serapis. La popolazione dell'Iglesiente in quegli anni, per via del gran numero di lavoratori adibiti alle miniere che fluirono nel territorio, passò dai circa 20.000 abitanti del 1861 ai circa 50.000 abitanti del 1901. Gli ultimi anni sono caratterizzati dall'avvento di una forte crisi causata dalla chiusura delle miniere, fonte economica storica del territorio. Il territorio dell'Iglesiente, in sardo "Igresienti", viene suddiviso in due parti: a nord l'Alto Iglesiente, o Guspinese, in sardo Igresienti de susu o Muntangia; a sud il Basso Iglesiente, o Iglesiente propriamente detto o Cixerri corrispondente all'alta valle del Cixerri, cioè al Sigerro, ovverosia all'antica curatoria del Sigerro, in sardo Igresienti de basciu o Sigerru. Il territorio dell'Iglesiente comprende 13 comuni ma solo uno, Iglesias, ha il titolo di Città, e sono: Villacidro, Guspini, Gonnosfanadiga, Arbus, Vallermosa, Iglesias, Domusnovas, Gonnesa, Siliqua, Villamassargia, Fluminimaggiore, Musei, Buggerru
  • Trexenta
La Trexenta è una regione storica della Sardegna, situata nella parte settentrionale della provincia di Cagliari e comprendente circa 13 comuni. Occupa una superficie di circa 412,4 km² di un più vasto territorio prevalentemente collinare nella parte orientale e più pianeggiante verso Ovest. I primi insediamenti nella regione risalgono alla preistoria[2], ne è testimonianza il nuraghe Piscu di Suelli. Nel medioevo il distretto di Trexenta faceva parte del regno di Calari, uno dei giudicati della Sardegna. Le attività agricole prevalenti sono la coltivazione dei cereali, della vite e delle olive. Il toponimo Trexenta deriva probabilmente dal plurale neutro latino "trecenta", ad indicare forse qualche misura agricola (per esempio trecenta iugera, equivalente a circa 75 ettari, o a qualche altra misura maggiore) o l'esistenza di trecento entità (per esempio granai, aziende agricole, fortezze o altro). Il nome Trexenta ricorda i trenta o trecento villaggi che la leggenda dice la popolassero nei tempi antichi e della maggior parte dei quali si è perso anche il nome, ma di molti dei quali restano testimonianze, fino alla grande crisi demografica del 1300, quando diversi centri furono effettivamente abbandonati. Quelli che oggi rimangono presentano il tipico aspetto dei centri agricoli del Sud della Sardegna. Comprende i comuni di: Barrali, Gesico, Guamaggiore, Guasila, Mandas, Ortacesus, Pimentel, Sant'Andrea Frius, San Basilio, Selegas, Senorbì (centro principale), Siurgus Donigala, Suelli.



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